«Passa il tempo, passa la bufera»: le domande della quinta settimana

> Lo spirito guida più interpellato per affrontare l’incipit della fase 2 è stato il Cauto Merlo (dalle risposte di chi ha compilato il quarto questionario). Cauto sì, ma pur sempre in volo. 
E tu, dove voleresti ora?

> Certezza dell’inizio, ambiguità della fine. Il terzo questionario era pieno di singolarità (e non solo perché le abbiamo chieste esplicitamente), meno compatto nelle risposte rispetto ai questionari precedenti. Il tempo passa più velocemente, ma con descrizioni più peculiari. Il lockdown era stato perentorio, giocoforza omologante. Il passaggio alla fase 2 più sfilacciato, da tanti punti di vista. Così anche le nostre scoperte, le nostre conquiste o limitazioni. Alcune sono state scelte binarie, come un interruttore. Altre dai contorni vaghi.
Ci piacerebbe sapere una cosa cristallina, limpida, che hai capito in queste settimane – e una cosa poco chiara, ermetica, che ancora ti sfugge…

> Che forma dare a questa nostalgia. Per introdurre lo scorso questionario, immaginavamo proprio una soglia non netta, a suo modo “abitabile”. È emerso uno strano sapore, quasi nostalgico, una sensazione di perdita mentre si perde, non dopo che si è perso. Vorremmo dare forma a questa presentificazione di un’assenza, sapere quale momento ci consegni prima di pensarlo al passato.
Cosa ti manca o cosa credi ti mancherà di più del periodo a casa? Cosa ricorderai con più nostalgia?

> Alterità. Così come il soggetto di osservazione è coinvolto nell’osservazione stessa, è anche oggetto di osservazione, così il soggetto in generale (e noi come soggetto collettivo), non è statico. Deleuze diceva che «il soggetto si definisce mediante e come un movimento, il movimento di autosvilupparsi. […] Ma si rivelerà che il movimento di autosvilupparsi o di divenire altro è doppio: il soggetto si supera, il soggetto si riflette». Il sé e l’altro sono – quindi – entità dinamiche.
Chi è altro da te oggi? È lo stesso altro di ieri?

> Complicità. Abbiamo visto, in queste settimane, un gioco di complicità molto altalenante. La condivisione di un percorso ci ha fatto sentire sulla stessa barca. L’emergere di alcuni segnali di giudizio, a proposito di alterità, dopo una momentanea sospensione. Il valore dato alle relazioni più strette, essenziali, che sono – ci pare – diventate ancora più preziose.
Chi o cosa rappresenta meglio la complicità in questi due mesi?

> In fondo, una domanda riflessiva. Arrivati a questo punto, la (probabile) ultima domanda aperta di Passa il tempo, passa la bufera non può che essere riflessiva. L’ultimo sforzo che vi chiediamo è un dono nei nostri confronti. Non per fare un bilancio, ma per avere qualche consiglio, qualche vostra considerazione su questo esperimento condotto insieme.
Cosa ti è piaciuto di più (e di meno) di questa esperienza di etnografia (fu) domestica condivisa? Cosa ti rimarrà?